Itinerari Artistici-Moderni
Colori, storie ed emozioni (PC)
L’itinerario prevede una visita a Piacenza, in particolare al Teatro Municipale (esterno) e alla Galleria d’Arte Moderna Ricci-Oddi, la cui storia trae origine dalla vicenda del collezionista, Giuseppe Ricci-Oddi, che inizia a costituirla per gusto personale. La collezione conta oltre quattrocento opere. L’allestimento voluto da Ricci Oddi è tutto teso alla didatticità del percorso museale: le opere sono ripartite nelle sale secondo un esplicito criterio di suddivisione regionale, supportato dall’idea che l’area di provenienza influenzi lo stile e le inflessioni cromatiche di un’opera. Questo criterio è arricchito dall’aggiunta di sei sale a carattere monografico. Degno compimento del percorso è rappresentato dalla visita del borgo neogotico di Grazzano Visconti, esempio di rilievo della concezione romantica del Medioevo.
Momenti d’arte di storia a Piacenza (PC)
Anche in questo caso il punto di partenza è rappresentato dalla città di Piacenza, dove si visita il Museo delle Carrozze, una sezione del Museo Civico, presso lo splendido Palazzo Farnese, dove si conserva la cosiddetta Raccolta Barattieri, comprendente venticinque splendide carrozze dei secoli XVIII e XIX. Da qui si prosegue nel centro di Piacenza, detta anche "città di palazzi", per via Cavour, fino a Piazza Cavalli, dove si può ammirare l’esterno del Palazzo del Governatore, per giungere infine a Piazza del Plebiscito. Infine la visita alla Galleria Ricci-Oddi, dove si raccoglie la ricca collezione di Giuseppe Ricci-Oddi, comprendente oltre quattrocento opere dei vari Luigi Conconi, Emilio Longoni, Antonio Mancini, Plinio Nomellini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Daniele Ranzoni, Giulio Aristide Sartorio, Cesare Tallone.
Storia e cultura dell’arte Naïve nel reggiano (RE)
L’obiettivo didattico dell’itinerario è quello di focalizzare l’attenzione sulla produzione pittorica e scultorea di tipo popolare raccolta a partire dagli anni Sessanta ad oggi. La proposta è quella di una dettagliata scoperta del patrimonio artistico del Museo delle Arti Naives "Cesare Zavattini", ubicato in un ex-convento agostiniano, sulla strada tra Luzzara a Suzzara. È la Fondazione "Un Paese", ente senza finalità di lucro istituito dal Comune di Luzzara, che ha il compito di tutelare, conservare, archiviare e promuovere il patrimonio del Museo, di studiare e progettare mostre, percorsi didattici e manifestazioni culturali utili ad approfondire e conoscere l'arte naïve, l'arte in generale e l'opera di Cesare Zavattini. Con il supporto di una guida esiste la possibilità di utilizzare lo spazio dei laboratori per attività espressive.
Archeologia e contemporaneità della ceramica nel modenese (MO)
La partenza dal capoluogo consente subito la visita del Museo Civico Archeologico Etnologico, dove un settore è dedicato alla produzione ceramica e litica del neolitico, e del Museo Civico d’Arte, con una raccolta di maioliche italiane e di Sassuolo. A Montale, nel Parco Archeologico e Museo all’Aperto sono state ricostruite fornaci per cuocere ceramiche. Presso il Castello di Spezzano di Fiorano Modenese invece sono visitabili il Museo della Ceramica, la Raccolta Contemporanea e il Laboratorio della Ceramica. Alla Villa Vigarani Guastalla di Fiorano la Mostra Permanente della Collezione di Ceramiche offre un percorso storico dal 1756 ai giorni nostri. A Sassuolo merita una visita il Centro di Documentazione dell’Industria Italiana della Piastrella di Ceramica, con il suo Museo con esemplari significativi dal punto di vista creativo, artistico, e l’annessa Biblioteca.
L’arte della ceramica vale un degno Museo, a Imola (BO)
La Cooperativa Ceramica d’Imola rappresenta una realtà produttiva particolarmente attenta alla conservazione della memoria storico-artistica. Per questo motivo si segnala il ben costruito itinerario didattico della Sezione Artistica percorribile all’interno del Museo Storico. La storia dei maestri ceramisti imolesi è antica e affonda le sue radici nel Cinquecento, ma fu nel 1883 che venne aperta una vera Sezione Artistica della Cooperativa. All’interno del Museo sono visibili le opere di grandi artisti che hanno legato il proprio nome a quello della ceramica di Imola: Gio Ponti, Joe Tilson, Hisiao Chin, Emilio Tadini, Giò Pomodoro, Enrico Baj. Di costoro si conservano opere nel Museo imolese, dove è visibile l’intero processo di decorazione di vasi, piatti, madonne, dei quali spiccano la grande opera di manualità e l’unicità dei singoli pezzi.
Remo Brindisi e la Galleria d’Arte Moderna di Cento (FE)
La provincia ferrarese propone un’attraente percorso artistico moderno con la visita a Comacchio del Museo Alternativo d’Arte Contemporanea “Remo Brindisi”, in quella che fu la residenza estiva dell’artista. La struttura, realizzata su progetto di Nanda Vigo, conserva centinaia d’opere di grandi pittori come Modigliani, Picasso, Fontana, De Chirico, Dalì, De Pisis, Morandi, Chagall, Boccioni, Guttuso. Il trasferimento a Cento suggerisce la visita della Galleria d’Arte Moderna “A. Bonzagni”, dedicata appunto al pittore contese. Di lui sono ammirabili in particolare le opere giovanili, quelle più vicine alle esperienze espressionistiche. La Galleria è impreziosita dalla presenza di opere di grandi artisti italiani del Novecento: tra loro Balla, Sironi, Sassu, Cassinati, Treccani, Carrà, Guttuso.
Ferrara e la collezione De Pisis (FE)
Il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Filippo De Pisis, presso l'antico Palazzo Massari di Ferrara, nobile residenza dagli interni raffinati e riccamente decorati, ospita una ricca collezione dell’artista, originalissimo, poeta oltre che pittore, che tanta parte ebbe nello sviluppo della pittura europea del XX secolo. I suoi colori sono inconfondibili, passando dai toni pastello a quelli cupi, quasi feriti da macchie vivide. Molte le nature morte. Fra i tanti quadri di fiori si segnala lo splendido Il garofano fulminato del 1930. Di grande intensità sono i ritratti. Nel Museo si ammirano anche opere di Gaetano Previati, di Giuseppe Mentessi, esponente della pittura d'ispirazione sociale, di Achille Funi, ricercatore di una sintesi tra tecnica moderna e tradizione rinascimentale, e ancora di Bonzagni, Melli, Sironi e Chittò e altri.
Quando la ceramica è internazionale: il MIC di Faenza (RA)
Il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza (fondato nel 1908) è un fondamentale centro di documentazione e ricerca sulla ceramica. L’itinerario didattico include anzitutto una visita alle varie raccolte: la precolombiana, l’antichità classica greca, etrusca e romana, le maioliche faentine dal Trecento ai Seicento, la maiolica italiana del Cinquecento, la ceramica dal Seicento all’Ottocento e infine la sezione contemporanea con opere di famosissimi artisti. Gli aspetti fondamentali delle tecniche ceramiche vengono ben comunicati con il laboratorio didattico “giocare con l’arte” (metodo introdotto dal designer Bruno Munari). Oltre al laboratorio, durante il quale viene esaltata la manipolazione dell’argilla, è possibile anche effettuare una visita ad una “bottega” di ceramisti per osservare dal vivo le fasi di produzione della maiolica.
Ravenna e l’arte del mosaico (RA)
Circa la tecnica musiva Ravenna offre un itinerario didattico di grande spessore, a cominciare dai mosaici del V e VI secolo che ritroviamo nei monumenti Unesco Mausoleo Galla Placidia, Battistero Neoniano, Cappella di S. Andrea, Battistero degli Ariani e Basiliche di S. Apollinare Nuovo, di San Vitale e di S. Apollinare in Classe. Ad essi si aggiungono i mosaici della Galleria d’Arte Contemporanea “Vero Stoppini”, un vero punto d’incontro tra artisti e territorio, e il Parco di Sculture all’Aperto, esemplare connubio tra arte e ambiente.
Il forlivese, terra di mecenati d’arte contemporanea (FC)
Rappresenta uno dei gioielli delle raccolte comunali forlivesi e merita un’attenta ed adeguata visita. Si tratta della Collezione d’Arte contemporanea Verzocchi. Il donatore, il forlivese Giuseppe Verzocchi, titolare di un’importante ditta che produceva mattoni refrattari, Domus dei Tappeti di Pietra e dei pavimenti medievali della Basilica di S. Giovanni Evangelista. La produzione contemporanea comprende i Mosaici Moderni presso il MAR Museo d’Arte della città, i mosaici futuristi del Palazzo del Mutilato, il Parco della Pace, una vera galleria all’aperto di opere musive realizzate da artisti di varie nazionalità, e la Fontana Ardea Purpurea, realizzata da Marco Bravura. Non vanno dimenticati i numerosi laboratori di mosaico presenti in città.
La Fondazione “Tito Balestra” a Longiano e S. Sofia (FC)
La presenza della Fondazione Tito Balestra presso il Castello Malatestiano consente al viaggiatore che visiti Longiano un tuffo in un patrimonio figurativo (oli, disegni, incisioni, sculture) di grande rilievo (2300 opere), certamente il più cospicuo dell’intera regione relativamente all’arte contemporanea. Vi si raccolgono opere di Mafai, Rosai, De Pisis, Sironi, Guttuso, Vespignani. Di grande importanza il fondo di opere di Mino Maccari, che da solo costituisce una vera e propria sezione specifica del Museo. Relativamente recenti ma altrettanto degne di visita le realtà conservative Galleria d’Arte Contemporanea “Vero Stoppini”, un vero punto d’incontro tra artisti e territorio, e il Parco di Sculture all’Aperto, esemplare connubio tra arte e ambiente.
Il forlivese, terra di mecenati d’arte contemporanea (FC)
Rappresenta uno dei gioielli delle raccolte comunali forlivesi e merita un’attenta ed adeguata visita. Si tratta della Collezione d’Arte contemporanea Verzocchi. Il donatore, il forlivese Giuseppe Verzocchi, titolare di un’importante ditta che produceva mattoni refrattari ed espositive che si trovano a Santa Sofia, la significativamente definito “l’ultimo dei mecenati e il primo degli sponsors”, alla fine del 1949 invitò i più ragguardevoli pittori italiani ad eseguire un’opera ciascuno. Tre i vincoli: il tema, il lavoro; la dimensione, cm. 70x90 o viceversa; l’inserimento nel dipinto dell’immagine di un mattoncino refrattario. Accettarono 72 artisti, fra cui, solo per citarne alcuni, Depero, Sironi, Carrà, Severini, Vedova, Guttuso. La raccolta, donata da Verzocchi al Comune di Forlì nel 1961, costituisce, proprio per le caratteristiche che le sono proprie, una delle più significative testimonianze della pittura italiana agli inizi degli anni ’50 del secolo XX.













